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La Gazzetta dello Sport - 11 Novembre
2003
CINEMA E SPORT / PUGILE SIMBOLO
IL MITO DI GARBELLI RIVIVE IN FAMIGLIA
Milano e la boxe anni 50 nel film della figlia regista
Di Fausto Narducci
"Andrò oltre il personaggio umano per rappresentare
laltruismo della mia città"
"Ho scelto la figura del Commendator Borghi per raffigurare
l Italia che provava a crescere"
"Utilizzerò molte immagini di repertorio: il pugilato
non è violenza, ma sport antropologico"
Si
dice che le vite dei pugili assomiglino spesso a un film mai scritto.
Si dice anche che la miglior ispirazione per un film viene dai
personaggi della vita di tutti i giorni. Grazie all incrocio
tra una delle vicende umane più tormentate dell Italia
del ring e la passione di una delle più promettenti registe
italiane il grande schermo forse riuscirà finalmente a
trasmettere tutte le emozioni dello sport cinematografico per
eccellenza. Non per niente Giancarlo, il pugile, e Gianna Maria,
la regista, hanno lo stesso cognome, Garbelli, e sono padre e
figlia. Lei reduce da un opera prima di impegno e successo,
Tentazioni Metropolitane, che l ha fatta debuttare
direttamente a Venezia nel 97, non ha dovuto guardarsi attorno
per trovare il soggetto approvato e finanziato dal ministero Attività
Culturali. Lui vedrà la sua grande incompiuta
del ring e le mille vicessitudine che lhanno accompagnata,
trasfigurate in uno spaccato della bella Italia degli anni Cinquanta
che potrebbero farlo diventare il personaggio di culto che merita
di essere.
The Fighter, cioè Il Combattente,
parte infatti con progetti ambiziosi, attori e respiro internazionale,
consulenti giornalistici di prestigio che promettono di evitare
le farse a cui ci hanno purtroppo abituato le trasposizioni cinematografiche
dei match. Col suo passato di attrice teatrale e cinamatografica,
Gianna Garbelli si era già sdoppiata per diventare attrice,
regista, sceneggiatrice e produttrice di Portagli i miei
saluti, avanzi di galera del 93 poi diventato Tentazioni
Metropolitane in Italia e Jailbirds all
estero. Dopo aver raccontato la storia di una detenuta in semilibertà,
sospesa tra le lusinghe della città e gli obblighi di San
Vittorre, stavolta cercherà invece di farci rivivere un
intera epoca.
<La mia sceneggiatura tra fantasia e realtà, una storia
che andrà al di là del personaggio umano. Quello
che voglio portare sullo schermo è sopratutto laltruismo
della Milano anni Cinquanta, la generosità della città
in cui sono cresciuta e che talvolta vedo ingiustamente denigrata.
Parlerò di mio padre, ma anche di tutta quella Italia che
rinasceva dalle ceneri della Guerra. UnItalia in cui chiunque
avesse delle iniziative poteva diventare un grande e che vedo
impersonata nella figura di Giovanni Borghi, il primo imprenditore
illuminato capace di scommettere sulla pubblicità e, come
primo testimonial sportive su mio padre. Non mancheranno la storia
damore e neanche i tipici intrecci del pugilato tra i manager,
giornalisti e pugili, ma non ci saranno nostalgie forzate, cercherò
di esprimere il punto di vista della mia generazione in maniera
vibrante, con lentusiamo che tutti mi riconoscono>.
Ma
Gianna Garbelli non è solo una regista impegnata, che per
lopera prima ha portato sullo schermo Annie Girardot, che
ha già preso contatti con Giancarlo Giannini (per la parte
del manager che porta Garbelli in America) e che per gli altri
ruoli pensa a John Savage, Sean Penn e Kevin Spacey. La trentottenne
Garbelli è anche figlia e nipote di pugili (il nonno Cesare
fu campione italiano dilettanti dei leggeri nel 1926) ed è,
non solo per questo, sostenitrice dei valori del pugilato. Per
rubare scampoli di realtà da portare sulla scena se n
è andata fino a Las Vegas a vedere il Mondiale de la Hoya-Mosley,
ha tifato e gioito per il secondo, sfavorito e vincente, ed è
tornato in Italia giusto in tempo per circondarsi di consulenti
del calibro di Marvin Hagler, Rocky Mattioli, Rino Tommasi e Gilberto
Evangelisti. E a testimonianza del suo amore per il pugilato,
ha raccolto una trentina di firme di ex pugili illustri per il
disegno di legge che dovrebbe concedre un vitalizio agli ex campioni
che sono stati almeno tricolori e hanno superato i 65 anni.
<Ho vissuto e studiato in America: il mio film, come la vera
vita di mio padre, arriverà fin lì e si concluderà
in Sud America. Ma per le scene di boxe userò sopratutto
immagini di repertorio, rielaborando il materiale fornito dalla
Cineteca di Milano e dall Istituto Luce. Voglio contribuire
a dimostrare che il pugilato non è violenza, ma uno sport
antropologico, una disciplina in cui alla fine vincitore e vinto
si abbracciano. Uno sport che a differenza di altri non ha mai
subito l invecchiamento a livello letterario e cinematografico.
Una battuta della sceneggiatura di The Fighter> dice
: <La cultura è quello che tu sei e non quello che sai.
e chi c e lha esprime se stesso>. Un altra rubata da
Gianna allamatissima mamma Maria, dice: Ho grandi
sogni ma soprattutto il coraggio per realizzarli. A 38 anni
Gianna Garbelli cercherà anche di trasmettere gli insegnamenti
familiari che si porta ancora dentro. < Ho sempre ammirato
mio padre e mia madre. Papà riempiva le platee col suo
stile da guerriero, ma anche con il suo carisma, dopo la boxe
ha avuto tanti problemi, è diventato un pranoterapeuta
di successo e adesso anche la fonte d ispirazione di un
film che mi porterà sicuramente fortuna>. La vita di
Giancarlo Garbelli, pugile altruista come la Milano che ha vissuto,
continua sul grande schermo. In primavera il primo ciak.
IL GIORNO - 18 Ottobre
2003
"IL COMBATTENTE" alias "THE
ITALIAN FIGHTER"
CULTURA E SPETTACOLI CINEMA SPORT
Di Silvio Danese
Gianna Garbelli scrive e produce
"The Fighter" sulla vita del padre pugile."Sul
mio ring vorrei Sean Penn".
MILANO Prodotto scritto e diretto da Gianna Maria
Garbelli, ma posso
scommettere che c'è un ruolo anche per lei. Dopo "Tenatazioni
Metropolitane", che debuttò qualche hanno fa alla
Mostra di Venezia, torna l'irrefrenabile Gianna, con un progetto
"della vita", legato al mito dello Sport come palestra
di vita, anzi della vita come material umana per lo Sport. La
cineasta Milanese, minaccia il capolavoro:"Sono ambiziosa,
sarà un grande film, tra Milano e gli Stati Uniti".
Il titolo ? "The Fighter". In Italiano significa "Il
Combattente", ma non
nel senso militare. In Inglese "the fighter" è
il termne tecnico usato nello
Sport per "sfidante". Racconto una grande storia legata
al mondo della boxe
Italiana del dopoguerra, il periodo dei grandi campioni, nella
quale "The
Fighter" non lo è solo sul ring ma anche nella vita
in continuo conflitto
con se stesso.
Da dove esce la storia? Sono figlia e nipote di ex-campioni di
pugilato, mio
padre Giancarlo e mio nonno Cesare. Mio padre ha sfidato titoli
mondiali è
nella storia della boxe. Il film sarà quindi uno spaccato
d'Italia.
Un
film di boxe sullo sfondo di un Oepoca? <<Sarà una
meravigliosa storia popolare. Così è lo Sport e
così il Pugilato. Pensando ai grandi esempi: Scorsese,
Denzel Whashington, il film su Alì, da Chaplin a kubrick,
a centinaia d'altri, il cinema e la letteratura, il teatro
hanno sempre attinto dalla boxe. Ho vissuto tra l'Italia
e l'America per 7 anni, ho respirato le emozioni, spazi personaggi
di quel mondo. Sono cresciuta nello Sport, quindi devo farlo io
questo film>>.
E' una biografia? No, è liberamente ispirato e romanzato,
certamente il pugile è un archetipo dello Sport in un'Italia
che rinasce dalle ceneri della Guerra. E non è un film
nostalgico, pensato perchè io non c'ero eccetera.
Racconto di un mondo in cui chiunque avesse delle idée
e iniziative diventava un grande, se uno faceva il fotografo o
l'attore diventava un grande fotografo o attore. C'
è l'incalzante ascesa e trionfo dell'atletaSil
mio protagonista vive più vite contemporaneamente. C'
è una storia d'amore e una storia di amicizia virile
con un giornalista. Il protagonista è un'anima intelligente
ed istintiva, perchè la cultura -come dice una battuta
della sceneggiatura- è quello che tu sei, non quello che
sai! E chi ce l'ha esprime se stesso!
Gli interpreti? Sto facendo un casting internazionale. Penso
Sean Penn o
Kevin Spacey nel ruolo del giornalista. Giancarlo Giannini nel
ruolo del
Manager che lo porta in America. Vorrei che il Cinema Italiano
uscisse dal
provincialismo, quindi cerco di farlo con il mio film. Accanto
ad una Milano
incantevole, degli anni O50/60 ricostruisco una Lombardia vivacissima,
di
grossi imprenditori, come Giovanni Borghi, che per primo investì
nello sport
come ritorno d'immagine della propria azienda: L'Ignis.
Naque così la
scuderia dei pugili, una colonia di cui mio è padre è
stato il primo pugile,
così il Ciclismo e il basket Varese.
La produzione? Al momento è mia, ma sto lavorando a grandi
livelli, tra Italia, Europa e America per arricchire con ulteriri
forze il progetto. In fase di scrittura ho avuto straordinari
consulenti, giornalisti sportivi, da Evangelisti, De Martino,
ma il più grande della squadra è l'enciclopedico,
commentatore di pugilato: Rino Tommasi. Consulente mio padre ed
altri miti di quell' epoca, tutti per me padri da Benvenuti
a Arcari, Mazzinghi, Visentin, sono tanti non vorrei dimenticare
i nomi di tutti. Sul set avrò Rocky Mattioli e Marvin Hagler.
Ho visto di recente un incontro a Las Vegas valido per il titolo
mondiale, non credo esista uno spettacolo più coinvolgente
nello Sport: un incontro tra gentleman. Ho tifato per quello dato
per perdente. A mio parere aveva tre ragioni importanti per vincere:
recuperare la sua credibilità, la differenza della borsa,
solo un 1/4 rispetto allo sfidante , ma il mio più tifo
era dettato dall'intuzione, all'angolo un uomo identico
a lui solo più vecchio, lo consigliava, spronava gli asciugava
il sudore: suo padre! Mi è anche arrivato a sorpresa, un
invito per il party, in caso di vincita. Ha vinto naturalmente.
Un modo per dirmi: devi fare il film.
COM'ERA
UN GIOVANE WELTER SENZA PAURA
Di Giulio Signori
Per
lui aveva delirato Giancarlo Fusco che amava la boxe eroica, quella
combattuta da pugili che per mettere a segno un pugno erano disposti
a
prenderne due, e che un film sulla vicenda umana e sportiva di
Giancarlo
Garbelli lo faccia sua figlia la dice lunga sulla mancanza di
fantasia di
chi cerca storie per il grande schermo. La storia di Garbelli
vale quella di
Rocky Graziano (<Lassù qualcuno mi ama>, forse con
qualcosa in più: per
esempio, il padre scomparso nel turbine della violenza che era
succeduto al
25 aprile e da lì una vita sempre in salita. Per la verità
Giancarlo era
anche amato per il suo coraggio senza riserve anche più
di quanto lo fosse
Duilio Loi, che tuttavia il massimo impresario della grande boxe
milanese di
quegli anni, Vittorio Strumolo, gli aveva preferito. Genio e sregolatezza.
Giancarlo saliva sul ring come l'ardito si buttava fuori
dalla trincea,
nulla a che vedere con quell calcolatore naturale che era Loi,
e quando si
incontrarono, al limite dei leggeri quasi proibitivo per un "Welter"
naturale quale era -, per Garbelli era stata brutta. Ma non tanto
da
scoraggiarlo o fargli cambiare di intendere il pugilato, un combattimento
senza riserve mentali. Che fosse lui lo sconfitto, contro Marconi
o contro
Visentin, gli applausi erano sopratutto per Giancarlo Garbelli,
protagonista
senza macchia e senza paura di una sfida in apparenza folle contro
Lazlo
Papp, il grande campione ungherese morto qualche giorno fa, al
quale non era
riuscito di piegarlo. O quei duelli stile western con pugili tremendi
cone
Tombstone (Pietra Tombale) Smith, o Larry Baker. Tra un combattimento
e
l'altro, Giancarlo Garbelli si inventava di tutto, perfino
un allevamento di
visoni nella villa che si era comprato nei pressi di Varese, a
Cadegliano, e
non aveva previsto che bisognasse nutrirli, e ne era stato morsicato.
L'
ultima trovata, la pittura, ma non è stata la prima e non
sarà l Oultima. Di
questo film resta solo un' amarezza: che il soggetto, purtroppo
per cause
di forze maggiore, non sia stato scritto, da Giancarlo Fusco,
che in
Garbelli vedeva il pugile che lui non era stato e che aveva sognato
di
essere. Compreso genio e sregolatezza.
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