E'
così che ho impresso Muhammad Ali, il fotogramma del suo
sguardo quando ho lasciato due giorni fa Louisville per rientrare
a Milano.
Tre giorni di evento per il Centro culturale a lui dedicato, a
chiudere serata di gala con il precedente Presidente degli Stati
Uniti, Bill Clinton, l'attrice Angelina Jolie, l' ex campione
del mondo Inglese Lennox Lewis, il cantautore James Tylor e tantissimi
altri ospiti e artisti per celebrare Muhammad Ali, oggi parte
integrante delle istituzioni.
Il sogno di Ali a 64 anni si è avverato, un centro culturale
nella sua città natale Louisville nello Stato del Kentucky,
in America, per promuovere gli stessi valori che lo hanno guidato
: rispetto, autostima, convinzione, impegno, generosità,
spiritualità.
Sei sale dedicate al pensiero di Ali e così ci spiega cosa
vuol dire essere "The Greatest".
Lunedi 21 novembre ci sarà l'inagurazione al pubblico,
non è un museo, lui "il più grande" c'è,
vivo e appare vitale l'ho visto così oggi nella sala "giving"
generosità- del Centro di Ali, nonostante l' ultimo
intervento, un ritocco, alla spina dorsale, niente di grave assicura
Lonnie, quarta moglie, efficiente manager di questa grandiosa
impresa per Ali, icona di tutti gli sport del 20° secolo.
E' lucido Ali, ma non parla, non emette un suono da molto tempo.
Ha il morbo di Parkinson. Convive con questa malattia da 24 anni
racconta Lonnie. Gli occhi raccontano la sua sfida , la brillante
arroganza del suo sguardo è immutata.
Ad un certo punto nella sala -generosità-, ci hanno fatto
mettere a semicerchio abbiamo atteso quasi un'ora e Muhammad Ali
arriva adagio, al braccio di Lonnie che sorride e con un amico
che gli tiene la mano, una mitragliata di flash e telecamere,
ad immortalare "The Greatest". "We love you" gli urliamo.
Non emette un suono. E' rigido, ma è apparentemente in
forma. Ci guarda negli occhi tutti, quasi a riconoscerci.
La moglie ci aveva avvisato il Parkinson non gli da tregua e ha
bloccato le sue corde vocali. Speravamo tutti in una ripresa,
purtroppo non ci sono miglioramenti. E se si somma l' intervento
alla spina dorsale, che ha appena sostenuto, è davvero
enorme lo sforzo che gli è chiesto per quanti lo amano
e per il Centro al quale ha lasciato i suoi messaggi, i suoi ideali
in cui crede. Il tremolio delle braccia è trattenuto nella
stretta di mano dell'amico e dall'amorevole Lonnie. E' lei, Lonnie
che parla per lui. Certo non è lo stesso, sul ring c'è
stato lui , le battaglie tutte sue e il suo successo lo deve anche
all'essere stato un comunicatore straordinario con i media di
tutto il mondo, davvero travolgente grinta e simpatia in tutte
le sue esagerazioni. Converso a lungo con Angelo Dundee suo trainer
per vent'anni " mi sono sentito forte quando Muhammad si è
ammalato di Parkinson, perchè ero certo che lui l'avrebbe
liquidato! Se c'è qualcuno che avrebbe potuto eliminare
il Parkinson è lui! "
Muhammad Ali comunica con lo sguardo e presenza "scenica" una
straordinaria autorità. Fede.
Riesce a calmarsi per la posa a noi avidi curiosi, ammiratori,
per i media tutti, con le mani alzate "in guardia".
Il Centro di Ali è un monumento nel cuore di Louisville,
costato 80 milioni di dollari , 93.000 mq, 6 piani dove il suo
pensiero si estende oltre la fisicità dei muri. Due piani
e mezzo d' iniziative educative per descrivere attraverso la sua
vita come massimizzare le nostre potenzialità.
Valori etici per tutti, di qualsiasi religione o colore appartieni
da qualsiasi parte del mondo provieni, senza età.
Evviva! Per ricordarci che la boxe non è roba per suonati!
Per ricordarlo sopratutto a chi emargina la boxe in violenza brutale,
o la confonde con la mimica pompata da stuntman del wrestling.
Vinci con rispetto, autostima, convinzione, impegno, generosità
e spiritualità. Non è roba d'altri tempi è
poco popolare perchè richiede sacrificio, ma una volta
che hai raggiunto il tuo traguardo nessuno te lo può portare
via, e cominci a divertirti. Se fai tue queste energie, sei alternativo
e commerciale, colpisci al cuore e sconfiggi l'anoressia provocata
dalla superficiale stupidità patinata, propagandata quotidianamente.
Sapevo quello che Ali professa, perchè i pugili con radici
diverse o altro colore cosi come ieri anche oggi, dicono tutti
la stessa cosa, con esperienze e stili completamente diversi,
tutti i veri campioni di boxe.
Queste virtù non sono optionals sono determinanti per essere
un campione. Devi cercarle in te per avere successo e arrivare
al cuore della gente. Non è finzione è realtà
del successo costruito giorno dopo giorno con sacrificio e disciplina.
Il
Centro di Ali vuole essere una destinazione culturale. Così
spiega il presidente dell' eccellente organizzazione, Mike Fox
per nutrire il rispetto per gli altri.
Per definizione il centro di Ali vuole essere centro di idee non
artificiali. No alle falsità.
Vuole essere un appuntamente globale dove la gente, impara, divide
e celebra gli esseri umani e propone strade per la conquista progressiva
all'avanzanzameto dell'umanità per il presente e per il
domani. E' un luogo d'appuntamento, non una chiesa, non professa
religioni, interagisce, scambia opinioni, fa conoscere valori
umani.
Muhammad Ali, medaglia d'oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960 ma
allora si chiamava ancora Cassius Clay è nel mondo riconosciuto
ed amata icona dello sport oltre lo sport. Me lo hanno citato
nelle tante conversazioni che ho raccolto Ken Norton quando lui
combatteva con Ali lo innalzava.
Il grande organizzatore, Bob Arum che ha lavorato per lui come
promoter per 25 anni, nessuno gli ha dato più soddisfazione
di Ali, carisma in sovrabbondanza.
George Chuvalo immenso guerriero, icona canadese. Ali conferma
i concetti necessari sul ring, oltre il ring. George Foreman straordinario
campione a cui c'è voluto un po' di tempo per riprendersi
dall'umiliazione inflittagli da Ali nello storico incontro a Kinshasa
che lo ha visto a KO.
Muhammad Ali è il simbolo della ribellione nera, è
colui che ha dato ai neri l'orgoglio di essere "negri".
In una sala del Centro di Ali a caratteri cubitali , la scenografia
di un bar americano anni '60 "Sei negro? Non puoi entrare."
Prima di Muhammad Ali, il primo nero ad essere abbracciato dai
bianchi d' America fu Joe Louis " Il Bombardiere Nero" nello storico
incontro a New York nel 1938 contro Max Schmeling rappresentante
tedesco della bandiera nazista. Al trionfo di Joe Louis un sensibile
scrittore sportivo Jimmy Cannon scriveva: Joe ha un credito con
la sua razza: la razza umana.
Ma i tempi per la ribellione nera sono diventati davvero maturi
con Muhammad Ali.
Sport Illustrated l'ha nominato atleta del 900. Tantissime
le cover con Ali.
Ogni sala ha un valore: rispetto, autostima, convinzione, impegno,
generosità spiritualità.
Devo averli già sentiti questi valori, riempiono l'anima
di certezze per vincere e qualcosa ti rimane anche nel portafoglio
se sai dividere con amore, ancora di più con passione.
In questa sequenza di valori che prende vita in ogni sala del
Centro di Ali, non è sottolineata una grande virtù
del pugile ma affiora in ogni foto, in ogni filmato, in ogni riferimento
a lui: il sacrificio, per essere il meglio.
Il sacrificio significa che deve bastare quello che hai per raggiungere
davvero l'obiettivo.
Il sacrificio è l'essenza dell'arte della boxe, necessaria
così come la disciplina.
Tutti ne abbiamo bisogno. Virtù a me familiari, figlia
della boxe, figlia di Giancarlo, Pensiero espresso da meravigliosi
campioni da cui ho raccolto confidenze con tanto affetto e impegno
intenso. Regole per la disciplina necessaria ad educare per essere
campioni.
Ali ha trasceso il mondo della boxe, e si è notato più
di tutti, in un' immensa società come quella americana
che combatteva contro il Vietnam, lui che ha ripudiato il suo
nome da schiavo: Cassius Marcellus Clay, abbracciando la dottrina
dell'Islam, degli afro-americani <Nation Of Islam > un braccio
della dottrina Mulsumana nata a Chicago anni '20 che ha dato ai
neri un' identità.
Malcom X mentore di Muhammad Ali. Malcom X avversario intransigente
dell'imperialismo americano che insegnava ad accettare le diversità,
per questo assassinato nel 1965. "Muhammad Ali non è un
clown anche se lo può imitare e i clown non imitano chi
ha gli attributi" così Malcom X, difendeva le gigionerie
di Ali.
Cassius Clay dopo aver vinto il titolo mondiale da Sonny Liston
nel 1964 si è auto-proclamato "The Greatest" e Elijah Muhammad
capo spirituale ha cambiato il suo nome in Muhammad Ali.
Una sala descrive la sua evoluzione in un viaggio non solo di
osservazione, ma di conoscenza Dare se stesso alla sua gente.
Gli anni '60 decennio epocale di trasformazioni negli Stati Uniti.
In quegli anni le voci che si alzavano con lui forti e potenti
oltre a Malcom X erano Martin Luther King ammazzato nel 1968 e
John Kennedy ammazato 1963 e lui, Ali se la dava da disertore,
così i media dell'epoca lo additavano. Una sala del Centro
con repertorio dell'epoca conferma che era proprio contro la violenza.
Dalla TV metà anni '60 tuona: "sono Musulmano. La mia religione
è l'Islam. Cosa c' è di sbagliato? Ci sono seicento
milioni di Musulmani sulla Terra e Musulmano vuol solo dire completamente
dedicato a Dio, Allah. Islam vuol dire pace, completa sottomissione
a Dio."
Non scappava da niente era la sua convinzione.
I veterani di quella guerra in Vietnam non lo ricordano cosi,
ma oggi lo hanno perdonato.
Tanti i pugili con cui sono in contatto sono contro la guerra
non solo Ali, tutti i pugili dunque atleti sono pronti a combattere
in un incontro leale, nessuno ad ammazzare degli innocenti. Chiamato
alle armi in Vietnam non gli andava giù la supremazia del
bianco. Per Ali si trattava di andare o in guerra o in galera,
o di non praticare più il pugilato. Scelse dolorosamente
quest'ultima ciò che amava di più al mondo, la disciplina
per cui era nato, fermo rinuncia alla boxe.
Viene riconosciuto obiettore di coscienza. Voleva il giusto. Per
l'icona di tutti gli sport è costato tre anni di emarginazione
e il ritiro 1967 della licenza della commissione pugilistica Americana
diniego di combattere sino alla revoca nel 1970 anno in cui ha
riavuto la licenza di boxare con Jerry Quarry per diventare ancora
campione mondiale.
Costruire la forza e la tenacia. Non parole a caso, ha diviso
i suoi guadagni per cause nobili.
Non ho mai conosciuto un pugile ricco. opsForeman! Ma è
l'eccezione, comunque dopo, dopo la boxe.
La spiritulità di Ali: tutto deve essere conquistato. La
spiritualità riflette la passione della "chiamata". Sincerità
con se stessi può essere la prova più dura, per
stare con i piedi per terra.
I pesi massimi così spettacolari nella storia della boxe,
nomi indimenticabili.
Ne vedremo ancora di Muhammad Ali, John L .Sullivan, Jack Johnson,
Jack Dempsey, Gene Tunney, George Forman, Joe Frazier, Rocky Marciano,
Larry Holmes e Mike Tyson?
I pesi massimi da sempre attraggono e comandano al botteghino
con determinazione e spettacolarità con tutti gli enigma
dei grandi gialli irrisolti. C' è sempre una storia che
sa di thriller dietro ogni grande match. Nessun altra categoria
di pesi ha mai nemmeno sognato il successo che hanno i pesi massimi
tra il pubblico. Salvo di regola le eccezioni.
La velocità e il genio di Ali, il demolitore Dempsey alla
fine controllato dal cerebrale Tunney. L'eccezionale picchiatore,
affamato "The Big George" Foreman oggi insuperabile imbonitore
milirdario delle sue invenzioni per il barbecue. Immensa la fede
religiosa di George.
"Smokin Joe" Frazier a cui Ali sarà sempre affiancato per
l' eternità.
Holmes a cui mancava un incontro per essere come l' unico record
imbattuto: Rocky Marciano: 49 incontri vinti, tutti uno in perla
all'altro e nessuno perso, se Larry Holmes non avesse preteso
di sfidare l'incerta "adorable" stella di Myke Tyson.
Ali , è sconfitto da Joe Frezier. Nella rivincita Ali ha
la meglio su Joe Frazier a questo punto doveva ad ogni costo riprendersi
il titolo da George Foreman che aveva battuto Joe Frazier e l'avventura
nello Zaire intitolata "The Rumble In The Jungle "diventato poi
un pregiato documentario premio Oscar nel 1996 ri-titolato "When
We Were The King" - "Quando Eravamo I Re".
Non è stato rispettoso con Joe Frazier chiamandolo "Zio
Tom" non è stato rispettoso con George Foreman, i bambini
dello Zaire tutti per Muhammad Ali gli urlavano <ammazzalo,
ammazzalo>, un avversario non si demolisce solo a pugni ma
soprattutto psicologicamente.
Ad un' amica d'infanzia e sostenitrice di questo incredibile Centro
ricordo che tutto questo "rispetto" tutto sommato Ali con la sua
seducente arroganza non lo hai mai proprio valorizzato. Lei mi
spiega: fa parte della crescita di Ali, i valori non li scopri
tutti insieme, crescono in te nel processo del divenire adulto
se nessuno te li fa scoprire prima.
Questo vuol dire il Centro a lui dedicato, anticipare perchè
non sia troppo tardi.
Comunque il campione lo riconosci oltre che dalla potenza sopratutto
dall'intelligenza. Muhammad Ali è stata una estrema espressione.
L'unica nota stonata qui al centro di Ali se mi è concesso
è il "Se" di Rudyard Kipling magnifico poema, ma troppo
ripetuto e sfruttato, non conforme all'imprevidibilità
ed unicità del campione che ha vinto la paura. Torno sui
miei pensieri, per comunicare alla gente ci vuole immensa umiltà.
Muhammad Ali è riconosciuto dai potenti, da Jimmy Carter,
a Fidel Castro, a Bill Clinton dal Segretario Generale Kofi Annan
come Messagero di Pace per le Nazioni Unite da Nikita Sergeevic
Krusciov. Oggi appartiene alle istituzioni che lui stesso ha combattuto,
anche l'attuale presidente George Bush pochi giorni prima l'ha
onorificato con la Medaglia Presidenziale alla Libertà.
(e così ho visto anche dal sindaco di Berlino Klaus Wowereit,
lo scorso 16 Dicembre).
Oggi viaggia nei paesi del terzo mondo abbraccia i bambini poveri
e malati.
Spronato ed educato alla disciplina sportiva professionale dal
trainer Angelo Dundee, italo-americano famiglia calabrese emmigrata
in Florida agli inizi del 900, allenatore al suo angolo
per 20 anni. Prima di lui Ali è stato allenato dal mitico
Archie Moore che l'ha incontrato nel suo ultimo match a fine carriera,
ad Archie Moore è toccato "il bacio al tappeto" e così
che è stato demolito dal giovane Muhammad Ali al 4°round.
Ali lo vuole come trainer. Archie Moore come trainer evidentemente
non era troppo accondiscente con le esigenze del giovane Ali.
Ce voluta la pazienza e la tradizione del trainer italiano Angelo
Dundee. Tanti i trainer che come lui hanno fatto storia negli
USA, vedi Cus D'Amato (Myke Tyson)e Lou Duva. (Evander Holyfield).
La professione di Angelo è l'insegnamento, non c'entra
nulla lui con il privato e meno ancora con le scelte religiose
di Ali. E' Ali che ha cercato lui. Dundee gli vuole un bene immenso
ha per lui solo parole d'affetto e per ieri, per oggi. Angelo
nel suo curriculum è stato trainer di Sugar Ray Leonard,
altro mito a rappresentare gli Stati Uniti, Angelo Dundee ha conquistato
all'angolo dei suoi campioni, quindici titoli mondiali.
Il sodalizio Muhammad Ali - Angelo Dundee. inizia dopo il secondo
incontro vinto alle Olimpiadi di Roma del 1960, racconta Dundee"
all'inizio Ali era taciturno gli ho insegnato a presentarsi al
mondo, ai media e così è diventato il grande comunicatore
che tutti conoscono". Non c'entra nulla lui con la religione di
Ali, Angelo ha sposato un'irlandese e una volta in Irlanda gli
avevano messo una foto sul giornale con un prete ed una pistola.
Un altra volta aveva riportato qualcosa alla moglie di Ali
per poi litigare con lei, stava per litigare anche con Ali, non
era il caso, ad Angelo piaceva lavorare con Ali con tutto il suo
impegno, non era interessato ad entrare nelle sue scelte di vita.
Insomma non mischiare il lavoro dell'allenatore ne con le mogli
ne con le religioni. Trainer in palestra e prezioso consigliere
all'angolo. Lo ha incoraggiato e formarto atleticamente per vincere
e per arrivare all'autostima per proclamarsi "The Greatest". E'
Angelo che gli ha insegnato a comunicare con i media.
Dundee oggi allenatore nelle fiction cinematografiche ha insegnato
a Russell Crowe, come boxava James Braddock, "La Cenerentola"
così a Will Smith protagonista del film "Ali" regia del
bravo Michael Mann.
Dundee ricorda che Ali non riusciva già più ad avere
lo stessa esuberanza negli ultimi incontri, solo dopo si sono
accorti che aveva questa malattia, il Parkinson, di cui purtroppo
non si sa nulla nemmeno oggi, spiega meglio Lonnie dolce attenta
moglie di Muhammad Ali.
Muhammad Ali ha si il morbo di Parkinson, come l'aveva Giovanni
Paolo II, come tanti, non ha niente a che vedere con il pugilato,
ci sono malattie più terribili, e con tutta questa gente
intorno non è depresso è ben difeso sottolinea Lonnie,
ma Muhammad Ali non parla, mai, da molto tempo.
E' consapevole, è forte anche se non parla, conferma Lonnie.
Ali è l'icona. Il suo pensiero non è rivolto solo
a chi vuole salire sul ring, non devi voler essere un pugile per
perfezionare queste virtù. Devi però volere essere
un campione qualsiasi cosa tu fai.
Se la metti in atto hai una marcia in più per conquistare
chi vuoi al momento giusto. Nessuno ne può fare a meno,
butti la vita se nessuno t'insegna. Questo insegna la boxe. Potenzialmente
ti da tutte le carte per vincere. Fede in se stessi.
Questa immensa architettura, racchiude il pensiero di Ali e vuole
essere per chiunque ha dubbi e incertezze sui valori della vita,
o ne desidera la conferma cercando tra i più svariati punti
di vista. Questo è il pensiero di un grande atleta impegnato
nello Sport oltre lo Sport. "Sono un uomo normale che si è
impegnato molto che ha sviluppato il proprio talento, il talento
che Dio mi ha donato". Il Centro di Ali non è un museo
di ricordi, è un luogo che t'ispira ad essere il meglio
di noi stessi qualsiasi cosa decidi di essere nella vita.
Nemmeno al gala Muhammad Ali, regala un sorriso o un sussurro,
è elegantissimo, presente con il suo sguardo vincente.
Dopo la sua fantastica carriera e molto di più dopo aver
lasciato il ring, ha scommesso di volere un mondo migliore promuovendo
la tolleranza, la comprensione, abbattere la fame dei bambini
nel mondo.
La sua popolarità la distribuisce per aiutare i meno fortunati.
Il centro di Ali continua questa questa staffetta prendendo la
torcia delle Olimpiadi del 1996 di Atlanta promuovendo le rispettive
identità culturali, utilizzando il pensiero di Ali come
guida.
Sono l'unica italiana, venuta dall' Italia per Ali, per raccogliere
tante verità, tanta storia di ieri che ha troppo in comune
con la nostra storia di oggi.
Riaffiorano pensieri profondi e di pace e di comprensione, per
ricordare che la boxe è disciplina necessaria ad educarci
per essere campione oltre il ring a riconoscere l'universalità
della gente. Muhammad Ali è qui nel suo Centro culturale
icona e vera espressione della "nobile arte": seducente artista,
dio pagano, in quella posa "in guardia!" copyright©2005giannamariagarbelli