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LA GAZZETTA DELLO SPORT - Venerdì 30 Aprile 2004 -
La Storia, Le Storie
Tyson, lezione di vita
di Gianna Garbelli

 

 

 

 

 

 

 

 

La Storia Le Storie

Un testimone d'eccezione alla Gleason's Gym la palestra dove Mike Tyson imparò l'arte dei guantoni e dove ora sconta l'ultima condanna penale insegnando i segreti del pugilato ai bambini e trasformandosi nel simbolo positivo dei valori di amicizia dello sport.

Tra le storiche mura della palestra di boxe più famosa di New York si sono succedute leggende indimenticabili del Ring, da Jack La Motta a Rocky Graziano fino a Shane Mousley. Ora è l' ex irradiato dei massimi l'attrazione di nuovo sul ring per conquistare tutti, con un sorriso.

Tyson, sono lezioni di vita

Di Gianna Garbelli

In visita nella palestra dove Iron Mike si riscatta allenando i ragazzini: mostro d'amabilità

Gianna Garbelli l'autrice e regista e figlia d'arte seconda figlia del primo matrimonio di Giancarlo Garbelli, pugile Milanese che fu tra i più amati alla fine degli O50 inizio anni '60. Anche il nonno Cesare fu protagonista sul ring, conquistando il tricolore dilettanti 1926, Gianna è nata a Varese e cresciuta a Milano. Mike è istruttore per una condanna.

Mike Tyson insegna boxe alla Gleason's Gym inseguito alla condanna subita per una rissa in cui fu coinvolto a Brooklyn davanti al Marriot Hotel il 21 Giugno 2003, il pugile mandò all' ospedale due uomini che lo avevano preso in giro perchè si era rifiutato di firmare autografi. Per evitare un anno di
carcere, l'ex irradiato dei massimi patteggiò la condanna a 100 ore di servizi sociali.

NEW YORK - Ho visto Mike Tyson scontare la sua pena" alla Gleason's Gym di Brooklyn, Mike è qui a scontare la sua "pena". C' è una bella frase scritta sul muro appena entri, è dell'Eneide di Virgilio: «Se pensi alla gloria, se tanta forza nel petto credi d'avere, osa, offri il petto, con i guanti allacciati, i pugni in guardia, tu, gran coraggioso». Mike non è brutto e cattivo. L'ennesima sentenza che lo vede carnefice lo costringe a tornare alla Gleason's dove è nato, dove lo ha portato il grande Cus D'Amato, che lo ha introdotto e cresciuto. E' lì, con i bambini di dieci anni, di tutti i colori, insegna a portare i colpi. Uno gli prende la mano e non se ne stacca più. E lui va in giro così per la palestra. I bambini lo guardano seri, pendono dalle sue labbra, incantati dai suoi movimenti, dal suo stile, dal suo sorriso dolce e convincente. Mike fa qualche finta, gioca, i ragazzi se lo contendono. Io con loro. Tutti al sacco, tutti alla speedy ball, tutti in circolo, convinti del suo modello atletico. E' un grande intrattenitore, se li cura i ragazzi, salta la corda che non la vedi tanto è veloce. I ragazzi più grandi se lo mangiano con gli occhi e uno di loro sale addirittura sul Ring, sotto gli occhi sgranati di tutti, per uno sparring molto leggero, ammicca colpi al corpo e al viso. Una grande lezione di Boxe e tutti orgogliosi di essere capitati lì con il grande Mike alias Iron . Ed è così tutti i giorni sino alla fine della «pena».

I piccoli pugili non sanno e non sono interessati alle ingiurie con le quali qualche donna troppo avida e qualche «amico» troppo interessato, davvero tanto, hanno alimentato la sua fama di mostro. Mike ci ha messo del suo, è vero, ma è anche un ragazzo difficile con traumi esistenziali alle spalle e quindi pronto ad attraversare le corde del Ring. E' una regola: ci vuole uno choc per salire sul Ring. Mi scuso per la licenza di non psichiatria. E' «adorable», Mike Tyson, una leggenda della Boxe. Lui rappresenta la Gleason's Gym il mito delle palestre di Boxe in America, la più importante dal 1937, quando Bob Gagliardi, italo-americano, per dare appeal alla sua palestra nata nel Bronx, ha utilizzato il nome di un pugile irlandese Bobby Gleason. In quel periodo gli irlandesi avevano la meglio a New York. Costava 2 dollari al mese. Ci sono passati tutti, da Phil Terranova e Jake La Motta a Rocky Graziano e Carmen Basilio, da Muhammad Ali e Joe Frazier a Larry Holmes e George Foreman, da Kid Paret ed Emile Griffith a Carlos Ortiz, a Vito Antuofermo, a Roberto Duran, fino ad oggi agli Arturo Gatti, ai Shan Mosley, ai Mike Tyson. Tantissimi giovani, si allenano tutti giorni, tutti con le regole della Gleason. La palestra ti lascia vibrazioni intense, ha un odore speciale di umanità qualunque sia il motivo per cui ci entri, per allenarti, perché sei un vero campione o perché fai parte di quelli che vogliono esserci, o sei semplice spettatore. Comunque sei il benvenuto e, soprattutto, rispettato.

Bella la Gleason's Gym con i suoi muri rossi, il pavimento di cemento, quattro Ring, su uno ci puoi salire solo con gli stivaletti di pelle e le suole in cuoio, dieci sacchi almeno, corde, specchi dove mettere a punto movimenti, cyclette, spogliatoi, docce, armadietti, circa 1500 metri quadrati di paradiso della Boxe. Il suono delle speedy balls e dei sacchi è un ritmo che coordina le azioni degli allenamenti. E' un suono naturale. E l'odore, non me lo dimentico. Me lo porto addosso. Ci arrivi passando sotto il ponte di Brooklyn, è in Front Street al secondo piano. Impareggiabile il panorama nei dintorni, sia che il cielo sia arrabbiato, sia che sia blu, si riflette nell'acqua.

All'angolo della strada ci ha girato una scena Sergio Leone in «C'era una volta in America» . Alla Gleason's Gym ci ha girato Martin Scorsese il suo «Toro Scatenato», qui si è allenato per mesi Robert De Niro, premio Oscar per il ruolo di Jake La Motta. Bruce Silverglade è lì che ti aspetta, disponibile con tutti. E' il terzo proprietario dai tempi di Bobby Gleason. Cura la palestra, è la sua casa, ci ha investito tutti i suoi soldi, mantenendo il calore e l'armonia che Gleason aveva creato. E' pulita e non c'è aria condizionata, ma ha grandi ventole per quando a New York l'umidità è insopportabile. Il prezzo è uguale per tutti 70 dollari al mese, i dilettanti ne pagano 10 meno e poi una bella iniziativa, chiamata «Dài un sogno a un bambino», che offre ai ragazzini di sette, otto anni senza previlegi la possibilità di frequentarla gratuitamente. La sensazione alla Gleason's Gym è di un vera accettazione e uguaglianza, un microcosmo della società, grezza, difficile, di tutte le razze, tutti con grandi sogni da realizzare. E' chiaro, per me, da dove viene la sua bella reputazione. Mi racconta Bruce che nella palestra ci sono rappresentate 167 Nazioni. Nel suo ufficio ti perdi sui muri a guardare le foto dei leggendari campioni. All'angolino del bar c'è un televisore che trasmette solo incontri di Boxe. Tutti quelli che lavorano alla Gleason's Gym si sentono importanti, perché si portano addosso la storia di uomini che hanno fatto la storia di questo sport, spesso ne hanno raccolto le confidenze. E i trainer? Qualche grande ex come Carlos Ortiz, che ha vinto e poi perso due volte con Duilio Loi, ho la fiducia delle sue parole.Ho incontrato Emile Griffith che mi racconta dal suo profondo e chiude con un grande bacio al suo figlioccio di cresima Giuliano Benvenuti, il terzo match con suo padre Nino fu la splendida inaugurazione del nuovo Madison Square Garden. Il nostro Vito Antuofermo, mi cattura e mi racconta ci interrompe Bruce Silverglade ha per lui parole che vanno oltre il Ring, per la sua grandissima umanità. Poi Bob Jackson che viene dal recupero dei ragazzi nella prigione di Sing-Sing (mi domanda: chi è il più grande campione di tutti i tempi? La mia risposta dritta al cuore non lo delude: Sugar Ray Robinson. E da lì fiumi di parole e racconti e aneddoti). Ce ne sono altri 78 di allenatori, che motivano, che assemblano pezzi di personalità per farne campioni, o indirizzano ragazzi di strada. Con un po' di talento e tanta disciplina puoi far tua la "noble art". E' semplice capire che Mike Tyson qui sia a casa, supportato dall'affetto dalla grande famiglia della Boxe, che è molto intima. Non riguarda la galera, non è storia di record. Mike qui è ammirato per la sua amabilità. Gli parlo e lui non stacca lo sguardo dal mio, mentre le parole s'infilano una dietro l'altra. Lui è stato in Italia, mi abbraccia forte, che mi fa piacere, mi dà «high five», mi stringe la mano senza farmi male. Bruce scatta la foto. Mike firma autografi, foto, senza nessuna presunzione. Nei gesti di Mike non c'è nulla da fraintendere. Le ragazze, qualcuna convinta «pugile», la maggior parte in palestra per la forma, scambiano battute con il campione. In palestra ci sono le regole sportive e qui Mike è nel suo ambiente, tutti con lui, le rispettano. E' uno sportivo, non un malvivente. La Boxe l'ha riscattato, lui deve molto alla Boxe. Mi piace molto la decisione di scontare la pena per quella rissa a Brooklyn davanti all'Hilton, non solo tra i ragazzi e tra i pugili professionisti, ma anche fra i colletti bianchi che per un giorno vogliono essere al centro del Ring. Sono avvocati, giudici, uomini d'affari, ragazze, ci sono le mamme dei giovani aspiranti, fa bene a Mike ma fa bene anche alla gente vedere il suo volto vero. Così come l' ho visto io.

 

Ispirato a Giancarlo Garbelli

Vedremo la Gleason's Gym nel film "The Fighter"

 

La vita di Mike Tyson in qualche modo mi ha ricordato il mio primo film «Tentazioni Metropolitane», storia di una detenuta in semilibertà che ho prodotto, scritto, diretto e interpretato a Milano tra le carceri di San Vittore e Opera.

Sono amata e mi piace il mondo della Boxe, da sempre. Ci sono nata e ne riconosco l'odore e le emozioni sin da bambina. sono entrata in punta di piedi, mi hanno riconosciuta come figlia d'arte, non mi rendevo conto di esserlo sino a che, con determinazione, tre anni fa mi sono messa a costruire «The Italian Fighter», storia di mio nonno e di mio padre,campioni di Boxe. Mi aspettano e a me non manca l' odore del sudore e della fatica per realizzare i grandi sogni, senza i quali il Cinema non esiste. Tanti appuntamenti, tanta solidarietà, una serata «cigar night» a favore del Fits (la fondazione che supporta i pugili quando terminano la carriera, a proposito dove sono finite le firme che ho raccolto per il disegno di legge per il vitalizio agli ex-pugili italiani, una magnifica generazione, in via di estinzione?).

Tante confidenze, tanto materiale e così ne è venuto fuori anche un "backstage", un documentario di cui ho già registrato 7 ore.

I dintorni della palestra sono fantastici, l'acqua, i ponti di Brooklyn e Manhattan, il passaggio pedonale romantico ma metropolitano, con le auto che senti e non vedi. Il cielo con la luce a cavallo, stupenda, con lo sfondo di una chiatta sulla quale potrei scrivere «Mamma Leone Restaurant», più bello di quello che era, un'altra cosa, ma il Cinema è fantasia dunque, nella mia testa, ho una visione precisa. I colori sono magici. La mia sceneggiatura
con la consulenza di preziose firme di questo sport, l'ho adattata in inglese-americano con il più simpatico e preparato, scrittore-storico del pugilato americano, Bert Randolph Sugar, è ora in mano ai potenti agenti dello star system. Ho puntato in alto per il cast di «The Italian Fighter», al momento ho fatto un cast giovane, come ovvio che siano gli atleti. La mia scoperta alla Gleason's Gym, si chiama Paul Malignaggi, alias Magic Man, 23 anni, nato a Brooklyn da genitori italiani, bravo, disciplinato, capace, arrogante, simpatico, si è assicurato un ruolo nel mio film. Se lo merita. Ha già un grande sparring partner, artisticamente parlando: Giancarlo Giannini.

Alla Gleason's Gym sono proprio come a casa a Milano, con i miei amici pugili, i maestri di Boxe, l'Andrew's Square, palestra di pugilato e non solo, che in accoglienza non ha niente da farmi rimpiangere. Insomma a Milano come a New York ho trovato un grande calore, affetto e reale supporto professionale per il mio film . «Ci manchi», mi hanno scritto dalla Gleason's Gym e io adesso devo tornare con tutti pezzi del grande puzzle del film tra l'Italia e l'America. E' il mio di sogno che si realizza, con tutta la mia poesia possibile per rendere omaggio alla Boxe che è riscatto sociale. Il Ring non ti manda in galera, ti fa uscire dall'abisso, aiuta la disperazione. La Boxe ti dà le regole per entrare nella società e viverla da uomo sano. copyright(c)2004allrightsreserved

 


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